W. Goethe – Ganimede

Ganimede, giovane principe troiano noto per la sua bellezza, finì per far innamorare Zeus di sè, tanto che il dio, trasformato in aquila, lo rapì e lo fece suo coppiere. In questo inno, scritto tra il 1770 e 1775, Goethe esprime un tormento sicuramente influenzato dallo Sturm und Drang, ormai oltre l’illuminismo. “Ganimede” è accostato all’altro celebre inno del poeta tedesco, “Prometeo”.

 

Nello splendore del mattino
come intorno a me tu ardi,
primavera, adorata!
Con mille estasi d’amore

Ratto di Ganimede di Rubens

Ratto di Ganimede di Rubens

preme sul mio cuore
il sentimento sacro
del tuo eterno calore,
bellezza infinita!

Potessi prenderti
Fra queste braccia!

Ah, sul tuo seno
indugio, delirante,
e i tuoi fiori, la tua erba
fanno tumulto nel mio cuore.
Tu calmi l’ardente
sete del mio petto,
leggiadro vento mattutino!
Mi porti il tenero richiamo
dell’usignolo dalla valle di nebbia.

Vengo, vengo!
Dove? Ah, dove?

In alto! In alto sono attratto.
Volgono in giù le nuvole,
inclinano le nuvole
verso l’amore struggente.
A me! A me!
Nel vostro grembo
lassù!
Abbracciando, abbracciare!
In alto sul tuo petto
colmo d’amore, Padre!